presentazione

di + Michele  De Rosa  vescovo

 

 

   Chi visita per la prima volta Sant'Agata de' Goti rimane affascinato dal suo centro storico, dalle sue tante chiese (Duomo, Annunziata, S. Angelo in Munculanis, etc), dal Museo diocesano che raccoglie e conserva i segni di una storia religiosa lunga e ricca.

Circondata da verdi colline e delineata dalle forre del Riello e del Martorano, affluenti del fiume Isclero che irriga il suo territorio, Sant'Agata è molto antica, come attestano alcuni reperti archeologici datati a partire dal VI secolo a.C.

Dal V secolo a.C. fu abitata dai Sanniti, mentre dal I secolo a.C. fino al V secolo d.C. passò sotto il dominio dell'impero romano.

Alcuni storici ritengono che l'attuale centro urbano si ricolleghi all'antica Saticula e che abbia preso il nome da una colonia di Goti sconfitti nel 553 presso  il  Vesuvio. Tuttavia  l'ipotesi  più  verosimile rimane quella che vede  protagonisti in zona, all'inizio del VII secolo, i Longobardi, che scelsero come loro sede il luogo gravitante intorno ad una piccola chiesa dedicata a Sant'Agata, martire del III secolo, dalla quale la cittadina prende nome.

  
 

La storia della diocesi risale al Medioevo. Ma in seguito alle varie occupazioni e devastazioni operate prima dai Longobardi e poi dai Saraceni, la diocesi, con le altre confinanti, venne affidata in assenza del vescovo alla cura pastorale degli arcivescovi di Benevento. Solo nel 970 Sant'Agata riebbe il suo vescovo residenziale nella persona del presbitero beneventano Madelfrido.

Durante la dominazione normanna (seconda metà dell'XI secolo e prima metà del XII) la cittadina ebbe un momento di grande splendore artistico con la costruzione soprattutto della Cattedrale, ad opera del vescovo del tempo, e della chiesa di San Menna, orgoglio del suo conte Roberto.

Il prof. Mario D'Onofrio, citato da don Franco Iannotta nel suo puntuale saggio storico, così descrive la chiesa di San Menna: "L'edificio, nel suo impianto architettonico, mostra senza incertezze la stretta derivazione di Montecassino o quanto meno una parentela assai prossima nei riguardi dell'edifìcio desideriano. Si presenta a schema basilicale su modello 'cassinese', ma eccezionalmente la soluzione tripartita del coro non è denunciata all'esterno. L'interno appare scandito in tre navate da una doppia fila di cinque colonne ciascuna, con impiego di capitelli che sorreggono archi a pieno centro. La longitudinalità dell'invaso ecclesiale interrotta dalla lastra di recinzione del coro, si arricchisce di un coevo pavimento musivo, in grandissima parte conservato ed integrato con i recenti restauri. E'costituito  di tasselli, meandri, dischi. Il mosaico, completamente aniconico, in chiari dipendenza dal litostrato della basilica di Montecassino, ricopre la navata centrale e accompagna, attraverso una breve scala, anch'essa a mosaico fino al presbiterio soprelevato".

La chiesa nel corso dei secoli ha subito vari interventi, dettati di necessità religiose e da pericolosità statiche. Il terremoto del 2. novembre 1980 poi determinò il crollo della copertura della navat; sinistra e conseguentemente la chiusura della chiesa, sottoposta, come scrive don Franco, "a un processo di restauro lungo e laborioso, che tuttavia ha consentito in particolare la splendida rinascita del mosaico"

Quando sono entrato in diocesi (25 luglio 1998) la chiesa era chiusa al culto e al pubblico. Dopo cinque anni le porte erano ancora ermeticamente sbarrate per cui proposi alla Soprintendenza per Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il patrimonio Storia Artistico ed Etnoantropologico delle province di Caserta e Benevento al dott. Livio Ricciardi prima e alla dott.ssa Giovanna Petrenga poi il completamento dei lavori a carico della diocesi.

Ho trovato nella Soprintendenza ampia disponibilità per cu approntammo un progetto, la cui realizzazione avrebbe permesse l'apertura dell'antica chiesa.

Nel frattempo la Provvidenza lavorava per noi. In occasione della mia visita al nuovo Consiglio Provinciale, uscito dalle ultime elezioni il Presidente, dott. Carmine Nardone, mi offrì un congruo contributo per il rapido completamento dei lavori.

Dinamica e tempestiva è stata anche l'Amministrazione Comunale guidata dal rag. Alfonso Ciervo, che ha provveduto alla messa in sicurezza della struttura, la manutenzione e il recupero (restauro conservativo) del muro di contenimento e del giardino del complesse monumentale.

Così l'azione sinergica della Diocesi, della Soprintendenza, della Provincia e del Comune ci permette di restituire al culto e al gusto artistico dei santagatesi e dei visitatori questo gioiello di arte e di fede, fiore all'occhiello del Comune di Sant'Agata.

A tutti - Soprintendenza, Provincia, Comune - il mio ringraziamento con l'augurio che questa sinergia di azione continui a vantaggio dello nostre popolazioni.

 

 

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